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giovedì 26 maggio 2011

Hey…. Ma quel borsone ?

Lo ammetto sono nata disordinata e mi ci trovo anche bene, nel mio casino trovo le mie cose.. a volte.. e se non le trovo si vede che era destino… eppure a volte riesco anche a scegliere di esserlo… cioè mi ci impegno proprio ..

Come quando torno da una bella vacanza, o un bel torneo … o un bel weekend…. O qualcosa del genere. .. e ti sembra che disfando completamente la valigia, svanisca un po’ il ricordo… come se richiudendo la cerniera qualche piccola parte di quello che hai vissuto rimanga li dentro, mentre se la lasci aperta e con dentro ancora qualcosa che ti può servire e per cui dovrai riaprirla, magari non troppo tempo dopo.. beh.. quello che hai vissuto non si chiuda del tutto.

Certo… il rischio è che a un certo punto la valigia prenda a camminare da sola… ma è un rischio che amo correre..

E da domenica l’ho già aperta almeno una decina di volte… prima ci ho trovato una canzone da urlare con un telecomando in mano usandolo come microfono, poi uno smalto, messo in macchina a cusano milanino aspettando le altre e facendo letteralmente la sauna. La terza volta ci ho trovato del thè con la vodka… imbevibile … e subito dopo 5+5+5 spritz con un solo scontrino … martedì ci ho trovato una richiesta di amicizia e un po’ più tardi.. un livido che continuo a sfiorare con le dita, sorridendo … ieri mattina ci ho trovato della sabbia, del borotalco e un asciugamano… ah no, quello è stato perso…. E prima di addormentarmi sono andata a prendere il tuo viso. Nel sonno mi è sembrato di sentire delle risate uscire da li dentro… e stamattina mi ha svegliato l’odore di cozze (.. impegnativo come risveglio effettivamente)..

Ora sto per chiudere gli occhi, distrutta e un po’ pensierosa, sola e malinconica, con la mia borsa aperta… che mi regali stasera cara amica...

Smi

mercoledì 24 novembre 2010

Unità di misura della stanchezza....

E poi la gente si chiede come si fa a capire quando uno è stanco….

Cioè uno dice ooohhh come sono stanco, ma come fai a capire se è vero o se è solamente uno scansafatiche? C’ho il metodo! Ebbene sì ce l’ho, non fate quella faccia li da increduli, vi dico che ce l’ho e ve lo dimostro.
Il metodo di misurazione della stanchezza si basa su.. quando e quante volte vedete la luce degli abbaglianti accesa mentre state guidando nonostante abbiate acceso solo gli anabbaglianti.

Cosa sono quelle facce? L’ho collaudata io stessa!!!
Un paio di settimane fa mentre tornavo dagli allenamenti ho avuto l’impressione di vedere la lucina bli degli abbaglianti accesa. Così in un lampo, allora appena me ne sono accorta sono tornata a guardare il cruscotto ed era spenta. Ho fatto delle prove, pensando che magari si fosse fulminata in quel momento (la lampadina… non io) e per un po’ in superstrada sono andata avanti ad accendere e spegnere gli abbaglianti..
Poi ho smesso quando mi sono accorta che tutti quelli che venivano in senso contrario rallentavano e mettevano giu il cellulare pensando che li stessi avvertendo di un posto di blocco…. (se siete tra quelli scusate e sappiate che era per motivi scientifici che lo stavo facendo, puramente scientifici..)
Arrivata a casa ho smesso di pensarci, ma nei giorni successivi continuava a ricapitarmi lo stesso fenomeno… mentre guidavo tac all’improvviso sta luce blu..
Allora le ho provate tutte, sono andata su google a cercare quali combinazioni di colori fanno il blu, pensando che magari la luce verde delle altre luci, con i lampioni fuori, o i riflessi delle insegne, il tutto che va a finire esattamente nello stesso punto, postessero illuminare di blu proprio dove c’è l’icona delle luci….

Poi mi sono ricordata che lavoro in una azienda di stampa e ho spiegato l’episodio in foto incisa chiedendo chiarimenti sulle composizioni dei colori….
Ne ho ricavato due monetine da 1 cent, un caffè gratis e un “mavaiacagare”, con solo una bustina di zucchero e senza il cucchiaino…
Allora ho pensato che chiaramente ci doveva essere una spiegazione plausibile, e che magari la luce, in corto circuito fosse visibili da alcune angolazioni e quando il volante è girato in un certo modo e quindi non la nasconde… quindi ho guidato per più o meno 50 km guardando ogni due secondi il cruscotto, rischiando di battezzare tutti i guardrail per non girare il volante e passando almeno sopra 2 o 3 rotonde e un paio di pantaloni che non ho ancora capito che cosa ci facevano sulla briantea.

Accantonata anche questa spiegazione ho iniziato a pensare che la mia macchina mi stesse prendendo per il culo, o che qualcuno potesse averla manomessa per farmi credere di avere un problema (… non si accettano commenti a riguardo…) e quindi ho deciso di coglierla di sorpresa, facendole degli aguati…
Tipo fischiettando nel bel mezzo della strada fingere di guardare il paesaggio e poi tac, con un velocissimo movimento guardare il cruscotto.. oppure fingere di rallentare a un semaforo e poi tac, girare il volante e guardare il cruscotto… mai riuscita a vedere la luce blu.
Eppure mentre guido con la coda dell’occhio la vedo , giuro la vedo è lì. Sfuggevole ma assolutamente BLU!!!

Ecco, calcolando che ho passato due settimane a cercare una spiegazione e a capire perché non riesco a vederla quando voglio ma solo quando decide lei, ho calcolato che dopo la seconda volta che la vedi entri nel vortice del dover capire dove, come e perché appare… e impazzisci… cioè lo stess proprio ti prende e ti strattona come se fossi il peluche preferito del mio cane….
Quindi l’unità di misura della stanchezza è .. il numero di apparizioni della lucina blu degli abbaglianti, la soglia critica sono due… e dopo due settimane…. Non sei stanco…. Semplicemente ti sei addormentato nel parcheggio della tua ditta appena ti sei seduto in auto, prima ancora di accenderla, e stai facendo un sogno decisamente delirante……

O forse no....

Smi

giovedì 20 agosto 2009

Back for good


Ebbene si cari amici, è tempo di ricominciare. Finite le vacanze si torna al lavoro e si comincia una nuova stagione pallavolistica in quel di Muggiò.
Le premesse sono ottime, le ragazze splendide.
Ieri sera primo appuntamento pre-preparazione con chi, già tornato dalle vacanze, aveva nostalgia della palestra... o bisogno di scrollarsi di dosso le ragnatele dell'estate, come vi pare. Il risultato è che ogni volta che entro in palestra e ne esco con il sorriso mi ricordo del perchè a 32 anni mi sbatto ancora per andare ad allenarmi quasi tutte le sere tornando a casa tardissimo e arrivando di conseguenza al lavoro la mattina con l'occhio a mezz'asta e lo sbadiglio perenne. E ieri sera dopo la doccia ero sbiadita, con la pelle che mi si staccava solo a guardarla (quindi mi sono vestita a occhi chiusi con risultati pessimi e, ovviamente, maglietta al contrario) i capelli selvaggi, le ginocchia tremanti ma un gran sorriso, e una gran voglia di ricominciare.

E allora ricominciamo, stasera ore 19.00 seconda puntata de: il volley in bianco rosso... e da domani preparazione seria.

Se state pensando a un format per un reality ... scordatevelo, le telecamere in spogliatoio non entrano! ma dal 5 Settembre siete i benvenuti sulle comode gradinate della nostra palestra...e mi raccomando, si tifa Muggiò !!


Smi

martedì 7 luglio 2009

Lost... on the Garda Lake


Appena tornata dall’ennesimo green volley, 24 ore ovviamente, con tende, sacchi a pelo e tutto il resto, rimango sempre con un espressione indecisa tra la risata scomposta nel ricordo delle avventure passate e la nostalgia x l’esperienza finita. Ammetto che quest’ultima dura molto poco, all’incirca dal mercoledì mattina al mercoledì sera perché sabato si ricomincia da capo, altro green, vecchi e nuovi amici tutti insieme.
In eredità da questo week-end infatti abbiamo due ombrelloni, una piscina gonfiabile e nuove amicizie, o conoscenze diventate amicizie e pian piano il gruppo si allarga, cambia forma ma la sostanza è sempre quella e il divertimento è assicurato.
In 5 minuti abbiamo creato la squadra x il prossimo torneo, tra una partita a carte, una partita a pallavolo (eh…ogni tanto ai tornei si fa anche quello) un saltello in piscina, una dormita, una spalmata di crema e qualche scherzetto eccoci qui, anche il nome abbiamo già creato. In 2 minuti ci siamo anche collegate a internet e la squadra è stata iscritta. Con chi giocherò? Una cara amica e 3 ragazze intraviste di sfuggita ai tornei, mai presentate, ora unite nell’assurdità del nostro nome di squadra e nei due giorni passati sotto lo stesso ombrellone a morire dal ridere. Il mio compito è prendere i top e scrivere i nomi e i numeri, e son già pronta a portare pennelli e colori in ufficio di nascosto domani, per portarmi avanti.
E’ incredibile come l’esperienza di stare tutti a stretto contatto anche solo per pochissimi giorni unisca le persone, voglio dire, ok se vai in campeggio per 15 giorni insieme, o se cade l’aereo e finisci su un’isola deserta infestata dagli “altri” e dai superstiti del progetto dharma, ma 2 e dico 2 soli giorni…
Questa, signore e signori, è la magia dello sport.
Benjamin Linus chi è in confronto all’organizzatore che sta tutto il giorno ad urlare al microfono muovendo i fili di noi burattin-giocatori e segnando le nostre sorti sull’isola fatta di campi da pallavolo, piscine, rocce, paludi, docce improvvisate, bagni improponibili, mostri inverosimili (soprattutto dopo un paio di coca e havana) e tendopoli dove dormire??
Il risultato però è lo stesso… i sopravvissuti si sentono legati e accomunati da un’esperienza che crea una complicità unica, e tanta, tanta voglia di rivedersi e vivere nuove avventure insieme... cercando anche di capire che cavolo stavamo facendo su alcune foto improbabili e in pose improponibili i cui significati sono nascosti in qualche angolo sperduto nella nostra mente, che solo dopo svariate sedute di ipnosi di gruppo riusciremo a ricordare…

Smi








lunedì 29 giugno 2009

Pensieri di una pallavolista… in erba


Ed ecco qui l’estate…. ah l’estate…. stagione di vacanze, w.e. al mare, relax, cinema la sera, passeggiate, cene all’aperto, ri-passeggiate, pub e amici, luce fino a dopo le 9 di sera……
……
Per voi magari.
Noi pallavolisti siamo differenti.
Chi è fortunato ed è già in pausa estiva dagli allenamenti (e son pochi) ha la scheda estiva di mantenimento o le serate sui campi da beach per non perdere la mano, noi “sfortunati” facciamo allenamento. Avete idea di cosa voglia dire stare chiusi in una palestra con sto caldo, anche dopo le 8 di sera? Beh... avete presente quando siete in sauna, mezzi nudi, con tutte le goccioline di sudore che scendono, il capello che si attacca alla testa, la sensazione di incollarsi ovunque ci si appoggi e la lingua di fuori a penzoloni? Ecco ora immaginatevi nella sauna con addosso: calze, mitzuno da palestra, ginocchiere, mutanda, pantaloncino, reggiseno sportivo, maglietta e tutte le dita scotchate col tape. Aggiungete la bottiglia dell’acqua calda alla quale basterebbe solo aggiungere una bustina per avere dell’ottimo the caldo…. Piacevole eeeehhhhh!!!! Ma noi del volley siamo un po’ così… masochisti x scelta e per piacere.
Eppure io non ci rinuncerei mai. Allenamenti tecnici senza la pressione del campionato..ma quando mi ricapita dato che il campionato dura da settembre a maggio/giugno?
E nel w.e… green volley, beach volley, 24 ore di green o in palestra.
Il sabato mattina la sveglia suona alle 7.00 … la spengo ¾ volte poi parte quella del cellulare lasciato volutamente in cucina, così mi devo alzare per forza. Con l’occhio spento mi trascino alla porta sbattendo fortissimo il piede contro la gamba del letto e mi butto in doccia porcando e pensando: Giuro che è l’ultima volta. Il sabato si riposa, ci si alza a mezzogiorno, si fa la spesa con calma-…. Perché io devo stare tutto il santo giorno sotto il sole a sudare, cercare di evitare di sembrare un panda togliendo ogni tanto gli occhiali, e scottarmi la fronte e le spalle lasciandomi quei bei segni dei top incrociati sulla schiena???
Perché sono una pallavolista.
Straight, simple, clear.
Non è possibile rinunciare a giocare a freddo rischiando di lasciarci qualche articolazione e di incazzarsi in un 4 contro 4 in campi improponibili. A guardare le avversarie del campionato che si sfidano tra di loro o giocano insieme. A sentire le cazzate dei ragazzi che tra una birra e l’altra ogni tanto si ricordano che stanno giocando pure loro, sulla nostra stessa grande aiuola nel centro delle varie città lombarde. A ingozzarsi di piadina o salamela tra un arbitraggio e un match all’ultimo sangue. A scambiarsi le news del volley mercato che impazza in questi giorni e a ritrovare vecchie compagne finite chissà dove, ma rientrate a casa a fine campionato.
E la domenica? Da capo…sveglia alle 7, costume,top,pantaloncini,calzini bassi per diminuire il segno di quelli del giorno prima… e via.. di nuovo tutti in quell’aiuola pronti a ricominciare da capo…. Solo che dopo i festini obbligatori del sabato sera, invece che acqua si trasuda alcool puro…. Quindi meglio star lontano dai fumatori per qualche ora… A fine torneo, qualche scambio di premi tra chi ha già una cosa e chi ne vorrebbe un’altra, e poi?? Beh.. cena ovvio… tutti insieme di nuovo.
Tutto questo è divertimento allo stato puro, amicizia allo stato puro e amore per il volley allo stato puro. Il lunedì mattina appena mi siedo sulla mia monoposto a 4 ruote davanti alla scrivania (ovviamente parlavo della mia sedia….) è solo uno il pensiero che mi passa e ripassa per la testa: non ho più il fisico per fare ste cose, questo è masochismo allo stato puro… è ora di smetterla!!
Driiiinnn
Si pronto? … quando^???? Questo w.e.? si sono libera perché? Green volley? …. Tenda? …. Certo che ci sono!

Smi

venerdì 22 maggio 2009

20.05.09 - ED E' B1 !!!!

A volte le parole sono superflue.....

A volte sono solo i fatti che contano. Saugelle in B1 !!!!! Ce la siamo sofferta, sudata e meritata la nostra promozione. E ora ce la godiamo.



Smi

mercoledì 20 maggio 2009

La resa dei conti - B1 o non B1 (ultima parte)


Un po’ di sclero in panca per cercare di dare la carica e farci riprendere e un po’ di rassicurazioni a base di frasi fatte già sentite, già dette, già metabolizzate e in questo momento neanche tanto valide…del tipo “se siam prime c’è un motivo” “noi siamo più forti” si certo.
Ma desso riprendiamoci perché lo vogliamo vincere sto lunghissimo campionato, vogliamo la gloria, la gioia, i festeggiamenti e poi la meritata settimana di pausa, la vacanza e poi via con i progetti per la prossima stagione. La vogliamo. E andiamocela a prendere.
Tutte sulla riga laterali in attesa del fischio dell’arbitro che puntuale arriva, e allora dentro, si ricomincia da zero..anzi da 0-0.
Si procede lentamente, non si riesce ad allungare, sempre pari, più uno noi…pari, più uno loro..pari di nuovo. Ai time out tecnici tentiamo di dare qualche suggerimento, di sollevare il morale, ma siamo come in un video che va a rallentatore. Un cosa buona, una grossa cagata. Una cosa buona, una battuta fuori. Ma nonostante questo non ci scappano avanti, non ci distaccano e il punteggio è sempre li, basta davvero poco ma è come se non riuscissimo ad afferrare la fune perché troppo scivolosa. Con la stessa sensazione di lentezza e stranezza arriviamo a 23-22 per loro, momento decisivo. Non possiamo cedere un punto perché significherebbe fare i play off.
L’ultimo punto l’abbiamo conquistato noi, quindi tocca a noi battere… fuori. 24-22. Ma non è finita, ricezione ben fatta e via un bellissimo attacco in diagonale che ci riposta a un passo. 24-23 e battiamo ancora noi.
In un attimo mi passano nella testa tutte le cose che si domanda un giocatore quando deve andare a battere su questo punteggio. La tiro? … Meglio buttarla di la e giocarcela a muro e in difesa, se sbaglio è finito il set. Ma se è troppo facile il set è finito comunque. Fossimo tanto a poco la si tirerebbe, se sbagli va beh il set è già compromesso e se invece fai punto tutto di guadagnato… ma così punto a punto è molto diverso. Di solito si chiede all’allenatore che fare, ma in questo caso forse è meglio evitare perché lui è ancora più in panico di noi, e non sarebbe di aiuto. La soluzione è fare una battuta abbastanza tirata ma comunque di sicurezza che magari le mette un pochino in difficoltà ma che entri in campo per evitare ilo punto diretto all’avversario. Alzo gli occhi e guardo la mia compagna in battuta, col braccio alzato e la palla nella mano sinistra, concentrata, sicuramente impegnata nei miei stessi pensieri. Fischio dell’arbitro. Si alza la palla e la colpisce con forza ma non tirandola al massimo, la palla passa la rete, va nell’altro campo, supera la linea dei tre metri tra zona 6 e zona 5 … ma la passa di troppo e finisce fuori.
25-23. E’ finito il set, il sogno, si è spenta la luce che ci indicava la fine del tunnel, l’uscita, il sole.
Arriva la notizia che Ornavasso ha fatto il suo compitino e ha vinto 3-1, e con questo punto perso siamo ora a pari merito, ma per differenza set loro sono in B1 e noi siamo qui, sedute per terra con la vaga sensazione che il coach stia gridando qualcosa ma con la testa talmente piena di pensieri che non si capisce una parola, si sente solo il fastidioso rumore. Scende il sudore dalla fronte e va a spiaccicarsi sul mondoflex, insieme a tanti sogni, e al nostro umore. L’indegna fine di tanto lavoro e tanto impegno, di allenamenti fatti con la febbre e partite giocate con fasciature strette. Certo non è finita. C’è un altro set da giocare e da vincere per arrivare al 5 e portare comunque a casa la partita, perché non si smette mai di lottare. E ci sono i play off, seconda chance di conquistare la meta tanto voluta. E allora via, un bel respiro a pieni polmoni, cacciamo via i pensier come si fa con una mosca fastidiosa e torniamo in campo. Adesso per vincere davvero.

Smi

venerdì 15 maggio 2009

La resa dei conti - B1 o non B1 (3a parte)


Mentre varco la soglia del campo mi viene sempre da pensare alla scena di “Armageddon” nella quale Bruce & Friends in tuta arancione camminano in fila lentamente verso la navicella per andare a salvare il mondo, col casco in mano. Certo noi siamo in azzurro puffo e un tantino meno imbottite, con la maglia da gioco in mano…ma non so perché, non mi esce dalla testa questo paragone. E ora? Ora si comincia: Stefano preparatore da il via e si parte coi 5 minuti di corsa, la cui successione è regolarmente accompagnata dalle nostre suppliche di sconti comitiva “Ste…quanto mancaaa?” “ma non sono ancora pasatiiii?” “dai Ste…basta?” e con queste richieste di solito otteniamo di correre anche di più.. brave noi…
Stretching ognuna nella sua posizione (vitatissimo spostarsi dopo che le posizioni sono state fissate al primo allenamento della stagione) e via scalette…. Skip,calciata,saltelli, dentro fuori,destra sinistra, a trenino una dietro l’altra “ brigitte bardot bardot…a e i o u y …nananan” ah no ci siam lasciate prendere, torniamo concetrate, 4 salti…a muro e via riscaldamento con la palla.
Io e la Rouge siamo belle cariche, vorrei guardare in faccia le altre ma la Rouge mi tira delle mine pazzesche e se mi distraggo rischio di prenderle dritte in faccia, quindi lascio perdere l’idea sicura che comunque siano tutte pronte. L’arbitro fischia i 10 minuti e andiamo ad attaccare, grondanti di sudore. Qualcuna si mette già la maglia da gioco, altre tolgono il primo strato di pantaloni, e via… ci incitiamo e ci diamo la mano ad ogni attacco, sottolineando quelli più forti, e questo ci carica, ci prepara al giusto agonismo con cui affrontare la gara. Qualche battuta e poi raccattiamo i palloni, le ultime rimaste con la maglia da riscaldamento la cambiano e via… tutte in fila per il saluto. Ehm…. Smi…i pantaloni… Oh mamma mi son dimenticata, li tolgo in fretta rischiando di finire con il naso spiaccicato per terra e li butto all’indietro chissà dove… L’arbitro ci fa segno che possiamo procedere e camminiamo tutte insieme verso il centro del campo, applaudiamo il pubblico e ci giriamo vero la rete per salutare le nostre avversarie una dopo l’altra. Man mano che finiamo iniziamo a preparare il nostro urlo di battaglia tenendo l’ “OOooooooooo” fino a quando arriva l’ultima giocatrice, dopo di che si scatena l’urlo vero e proprio, tanto forte che ogni volta mi gira la testa per qualche secondo appena finito.
Il coach ci ricorda una paio di cosette e ci da la formazione, ci diamo il cinque, anzi il dieci una ad una stando ben attente a non incrociarci e a non darlo due volte alla stessa persona (si, siamo decisamente scaramantiche), addirittura qualcuna ha una sua sequenza da seguire, e alla fine di nuovo il nostro urlo e via, ognuna nella sua posizione, chi in campo e chi fuori.
Dopo aver controllato la formazione e dopo un piccolo stop per consegnare un omaggio floreale al loro libero che giocherà la sua ultima partita, l’arbitro fischia l’inizio dell’ultimo match della stagione… forse il più importante per noi che ci giochiamo la promozione diretta.
Ecco il tanto aspettato fischio di inizio ed eccoci li a lottare su ogni palla aggredendola. Tante cose belle…ma anche qualche errorino di troppo ma siamo li, passo a passo, punto a punto, ma non importa, andiamo così fino alla fine e poi dobbiamo allungare sul finale e portarci a casa il set. Un po’ preoccupate da qualche distrazione di troppo in ricezione e a muro, noi iniziamo a urlare cercando di far riprendere il prima possibile le nostre compagne da questo momento di calo dell’attenzione. Le vediamo un po’ contratte, ma non ce n’è bisogno, noi siamo le saugelle, loro sono molto più in basso, non dobbiamo dimostrare niente, solo giocare come sappiamo fare, divertirci e divertire chi è partito con noi da Monza e chi ci ha raggiunto dopo. Ma nonostante le nostre rassicurazioni, incitazioni i cori con i battiti di mani, continuiamo a essere un po’ troppo tese e non riusciamo ad allungare come vorremmo, e così arriviamo a 23 pari. Non importa, adesso, facciamolo adesso, e così è…24-23 per noi. Ci distraiamo un attimo e siamo ancora 24-24. Ci sproniamo a vicenda e riceviamo una palla difficile pronte a prenderci il punto..ma la palla si infrange sulle mani del muro avversario, cadendo a terra nel nostro campo. 25-24 per loro. Non è finita, no che non lo è, prendiamo questa e torniamo pari, anche il pubblico urla sempre più forte ricordandoci chi siamo. Parte la battuta, presa anche se non perfettamente ma riusciamo ad alzarla per il nostro attaccante che tira forte, ma il loro ben posizionato libero la tiene, attaccano loro… ed è punto. Per loro. 26-24 e si conclude il primo set, che però non significa nulla, la partita è ancora tutta da giocare e noi siamo sempre prime.

Smi

mercoledì 13 maggio 2009

La resa dei conti - B1 o non B1 (2a parte)


Mentre noi cerchiamo sul giornale locale l’articolo sulla partita ormai vicinissima sorseggiando il caffè e i nostri amici,parenti, accompagnatori fanno aperitivo nel barattino non abituato a vedere così tanti avventori in una volta sola, la tensione inizia pian piano ad affiorare. Non è timore, né fobia di alcun tipo, è semplicemente tensione. Positiva o negativa, questo dipende da come la vive ognuno di noi e come la trasforma nel momento in cui l’arbitro fischierà l’inizio della partita. Risaliamo sul nostro bel pullman grigio e ci rimettiamo in marcia tra le viuzze e i sensi unici per arrivare al palazzetto di Pinerolo, o meglio tornarci…
Arrivate dopo un paio di belle manovrine nel parcheggio, scendiamo e recuperiamo i borsoni, l’acqua, borse mediche, pc, stampante e schermatura in legno x evitare le pallonate al pc e via… a piedi verso l’entrata della palestra. Sulla destra c’è il campo di atletica, e Stefano fisio ci racconta delle sensazioni che gli dava correre quando faceva l’atleta, dell’odore che sentiva nel naso e nella gola e delle emozioni che salivano e che si riaffacciano appena risente quell’odore… sorrido ma senza essere propriamente consapevole di cosa stia dicendo…. neanche un minuto dopo entriamo e prima di entrare nello spogliatoio andiamo a vedere il campo…. ora si che capisco. L’odore…. L’odore della palestra , del riscaldamento, del mondoflex risveglia in me le stesse sensazioni che tentava di spiegarmi Ste poco fa. L’odore della gara mi riempie narici, gola e testa, e lo respiro a pieni polmoni, assaporandolo lentamente, buttandolo giù nello stomaco e ributtandolo in campo dalla bocca. Torno verso l’entrata e vado a destra cercando lo spogliatoio. Superata l’impasse iniziale dovuta all’umido odore di..ehm…. pipì e le difficoltà della mancanza di acqua nel water utilizzando una canna dell’acqua collegata ai rubinetti (escursionismo giovanile nei rifugi docet ) ci dedichiamo al rito della vestizione. Alzo un attimo lo sguardo e vedo due quadrifogli attaccati al muro col tape bianco e chiedo: “ma sono quadrifogli???? Ce li hanno messi loro?” e allora Marta mi spiega che lei e la Beri passando nel prato li hanno trovato facendoci cadere per caso l’occhio e hanno deciso di raccoglierli e attaccarli li. Sorrido all’idea della fortunata casualità e cerco i pantaloni da riscaldamento nella borsa, ginocchiere, maglia da riscaldamento, divisa e polsino per il gomito. Pronta e con la borraccia in mano aspetto che le mie compagne siano pronte e che l’allenatore entri in spogliatoio per il consueto ripassino dello studio sull’avversario. Mi ritrovo a ricordare la trasferta a Settimo Torinese, il giorno dopo il mio infortunio al gemello e una serie di altri piccoli o meno piccoli infortuni e sfortune capitateci, quando a fine discorso dirigenti e allenatori ci hanno buttato del sale addosso x scacciare il male , ridendo e scacciando le preoccupazioni tra le nostre facce con un’espressione ibrida tra lo stupito e il divertito.… devo avere ancora qualche cristallo di sale tra i buchi delle stampelle. Sorridendo da sola e sentendomi particolarmente deficiente, mi accorgo che nel frattempo siam pronti a iniziare col ripassino.
Appena prima di iniziare notiamo che nonostante gli spogliatoio non siano direttamente comunicanti si sente tutto, quindi Benny inizia a fare il ripassino a bassissima voce mettendoci dei gesti… mi sembra di essere all’edizione del tg2 con i gesti per i non udenti… ragazzi che ridere, e riecco l’espressione che avevo nello spogliatoio di Settimo al momento del lancio del sale… quel mix li che ti da proprio una faccia da idiota… così cerco di mimetizzarla mettendo il tape alle dita.
Ripassino completato, urlo di squadra, pipì seguita da sciacquo con canna dell’acqua e via di corsa in campo.

Smi

martedì 12 maggio 2009

La resa dei conti - B1 o non B1 (1a parte)



09.05.09 – Ultima giornata del lunghissimo campionato di serie B2F iniziato il 20.09.08 in quel di Monza. 30 partite, 30 … anzi 29 con l’ultima ancora da giocare. 30 partite per decidere e dimostrare se davvero siamo la squadra più forte del campionato come è stato scritto sulla “Prealpina”, il “Giornale di Monza” e così via. Un campionato lungo, faticoso e ricco di gioie e di dolori, una lotta all’ultimo sangue tra le tre capoliste Monza, Ornavasso e Trecate, dalle quali Trecate si è distaccato in fase finale per stabilizzarsi al terzo posto, senza via di scampo, fissando la sua presenza ai play off ma regalandoci un’occasione d’oro rubando un punto alla diretta concorrente Ornavasso. Ed eccoci qui prime a +1 con una sola partita da giocare contro una squadra di metà classifica, Pinerolo, ma con tanta grinta, un palazzetto dove già una volta 2 anni fa abbiamo lasciato cuore, lacrime e play off, e una promessa dopo la sconfitta per 3-0 a casa nostra e il nervosismo dovuto a un non propriamente perfetto arbitraggio che le ha un po’ penalizzate: “spero per voi che non veniate a giocarvi il campionato all’ultima partita da noi…”.
Queste le premesse dell’ultima sfida, quella del passaggio matematico in B1. Anche se nessuno lo dice, per scaramanzia, non siamo troppo preoccupate durante la settimana di preparazione alla gara, asfaltate all’andata, senza più niente da dire o da dare alla classifica, ci prepariamo meticolosamente come sempre con video,studi e simulazioni dell’avversario, ma con una certa consapevolezza che si deve, si può, si farà. Non lo si dice ma si respira, aleggia nell’aria nonostante tutte le scaramanzie del caso: niente festeggiamenti pronti, niente magliette, niente di niente...ma dai, chi non è dentro di se sicuro del passaggio? Si parla degli allenamenti della settimana post fine campionato ma con un sorrisino che rivela che vien tutto detto solo x scaramanzia, non perché ci si creda davvero.
E allora si parte… 15.30 al Mc, tutte sul pullman. Prima fermata autogrill per la pipì e la merenda… eccolo li, usciamo dall’autostrada e l’autista va a parcheggiare nell’area riservata ai pullman… ma ecco delle ragazze con delle felpe sponsorizzate nel parcheggio… Ornavasso!!! Oh signore Ornavasso!!???? Ma dove giocavano? A Mondovì… ahah che ridere …ma il pullman non si ferma…. Ma scusa ma ??? “no no non ci fermiamo andiamo a quello dopo” tuonano dalla testa del pullman…. Ma come????? Ovviamente le ragazze hanno notato noi, come noi abbiamo visto loro e ci si saluta dal pullman mentre noi continuiamo il nostro percorso verso il prossimo autogrill…dal quale vediamo poi passare il loro pullman e loro ricambiano il saluto andando verso la loro vittoria di fine campionato per 3-0. Sul pullman tanti episodi che in realtà non noto subito, ma mi tornano in mente solo a fine partita, sotto la doccia liberatoria in quell’umido spogliatoio che puzza di pipì, Il coach che ci racconta che venerdì mattina ha investito un gatto nero.. “ma da che parte veniva? Destra o sinistra?” “ma era tutto nero?” “meno male che l’hai investito e non ti ha attraversato!!” “ma vale se attraversa solo per metà e poi muore?” “ma certo,se muore mica porta sfiga” “ma hai controllato se era morto ed eventualmente hai messo la retro??” mentre butto la testa indietro sotto la doccia per sentire l’acqua che picchietta sul mio viso ricordo anche di aver sentito la rouge che da 2 sedili dietro di me diceva “ho sognato che entravo in battuta sul 24 per le altre e tiravo fuori…un incubo” e sorrido facendo entrare l’acqua calda nella mia bocca. Ma eccole le 18.30 e l’arrivo in quel di Pinerolo. Un acquazzone incredibile ci accoglie poco ospitale, guardiamo l’assurdo fiume d’acqua che ha investito l’autostrada e costretto alcune macchine a fermarsi, non essendo dotate di scafo, proprio nel bel mezzo del fiume. Per fortuna noi siamo uscite 10 metri prima…. Se fossimo rimaste li in mezzo???? Partita persa a tavolino!!! Mai, piuttosto a piedi fino alla palestra! Pronte a scendere per la pausa caffè, decidiamo invece di stare ancora un po’ sul pullman… vista la grandine e il nostro abbigliamento da clima monzese: polo a maniche corte, pantalone della divisa estiva e occhiale da sole…. E di passare il tempo guardando i poveri ragazzini di ritorno probabilmente da una gita che invece scendono dal loro pullman recuperando i borsoni sotto l’acqua, salutano le mamme e buttando tutto in fretta sulle auto, ci si chiudono poi dentro ormai bagnati fino alle ossa e si mettono in marcia verso casa… ma essendo 12 donnine e in quanto tali, romantiche nell’anima veniamo ovviamente attratte da una scena da film nella quale la fidanzatina scende dal pandino verde della mamma di lui, apre il suo ombrellino rosa e corre ad abbracciare il fidanzato di ritorno dalla…guerra??? Ah no era la gita, lo abbraccia forte e si baciano appassionatamente proteggendosi dalla pioggia sotto l’ombrello rosa, mentre tutti gli altri passano attorno schivandoli, intenti a recuperare le borse e salire in auto. Ma noi non riusciamo a staccare gli occhi dalla scena, li vediamo a colori in mezzo a tutto il resto dell’inquadratura che diventa in bianco e nero. Vediamo le lacrime scendere sulla guancia di lei, sollevata e felice nel sentire il calore del corpo dl suo amore… o forse non le vediamo ma le immaginiamo dal gesto di lei che se le asciuga. Poi salgono in macchina e vanno a casa, entrambe sui sedili posteriori mentre la mamma guida, in stile taxi, per lasciarli un po’ insieme, vicini. Noi inebetite ci sciogliamo in un sospirone… e ci accorgiamo che finalmente ha smesso di piovere e possiamo scendere a sgranchirci le gambe e bere un bel caffè…doppio… al ginseng grazie.

Smi

lunedì 27 aprile 2009

E chi ci ferma più ?


In piedi a fondo campo urlando a squarciagola incitazioni di ogni tipo alle mie compagne, nella mia mente sparisce tutto quello che non è il campo e le ragazze. Sento le mani delle mie compagne che mi stringono il braccio ad ogni palla che sembra cadere, e poi si allentano appena la palla viene invece salvata da una parte o dall’altra del campo.
Laura di nascosto tiene il cellulare in tasca e riceve messaggi di aggiornamento dal campo dove la nostra concorrente per il primo posto sta giocando contro la terza.
Ad ogni messaggio la vedo colorarsi di bianco o di rosso, a seconda di come va il punteggio. Finchè le si spalancano gli occhi e trattiene a stento un urlo… 2-1 per le altre. Un punto, hanno perso un punto e potremmo scavalcarle se non facciamo cazzate e portiamo a casa in nostri bei tre punti come da pronostico, vista la notevole distanza nella posizione in classifica tra noi, e le nostre avversarie di stasera.
Incredule ci tratteniamo a vicenda, perché le nostre compagne in campo non capiscano cosa sta succedendo e rimangano calme e concentrate sulla partita.
Sentiamo un bel bestemmione da parte dell’allenatore e ci risvegliamo dall’atmosfera sognante in cui siamo entrate buttando un occhio in campo e uno al punteggio… 10-9 x loro.
Ci guardiamo spalancando gli occhi e dicendo: no raga, non facciamo cazzate, e posticipando la gioia ci rimettiamo a urlare fortissimo per far sentire che in campo ci siamo anche noi, non solo loro 6. Nonostante il nostro impegno perdiamo altri due punti per due muri scomposti da posto 2 … sento il mio nome, mi giro verso la mia compagna ma lei sta battendo le mani e urlando “Forza ragazze il prossimo punto lo dobbiamo fare noi!!”..no, non è lei che mi chiama… mi sarò sbagliata… no no è il mio nome, guardo davanti a me e vedo l’allenatore che sbraita. Più incredula che pronta tolgo la felpa e mi precipito verso il secondo arbitro per chiamare il cambio.
Entro e mentre le mie compagne mi danno la mano incitandomi e ragguagliandomi sulla posizione e le direttive di gioco inizio a realizzare che tocca a me. E’ il mio turno di fare qualcosa, e a differenza delle mie compagne in campo io so, grazie ai messaggi di Laura, che dobbiamo vincere ad ogni costo perché i due set persi dalla nostra concorrente valgono oro… e un campionato intero.
Marta mi guarda e mi dice: “smi, stampa la 5 che mi sta sul cazzo.” Le rispondo “ci penso io”, sorridendole, ma non propriamente convinta di quello che dico… dopo 2 set ferma in panca le mie gambe non so se saranno veloci come il mio occhio, e le mie braccia…. idem. Ma perché non darle sicurezza?
Guardo le avversarie attraverso la rete… e il nastro sopra le mie mani…. Oh ma quant’è alta stasera questa rete?
Parte la battuta… rice, palla in banda… ci difendono, la rigiocano per la banda, palla alla nr. 5 … salto a muro obbligandomi a pensare a dove e come mettere le braccia … murata.
Guardo la palla che cade forte nell’altro campo dopo il mio muro e mi giro verso le mie compagne urlando e alzando il braccio in alto, per loro, ma soprattutto per me, per darmi la carica, per dirmi: si, le gambe seguono il tuo occhio… e anche le tue braccia. E allora fai quello che sai fare.
Marta mi guarda e mi dice: “ah allora basta chiedere? Beh dai mura anche l’opposto allora” scherzando e cacciando via la tensione … battiamo , palla all’opposto… sento la botta sul mio avambraccio e vedo la palla cadere a terra, ancora nel loro campo, ancora murata. Non ci credo, Marta se la ride dandomi il 5 e le mie compagne si stanno ricaricando. Ora siamo a meno uno e ci siamo, ci stiamo riprendendo, stiamo tornando. Linda mi alza una palla splendida che picchio a terra con tutte le mie forze….. mi giro verso la mia palleggiatrice per festeggiare il NOSTRO magnifico punto , mentre lei sta facendo lo stesso venendo verso di me…. pamm….che botta ragazzi, prese dalla gioia non ci siamo accorte di essere così vicine e ci siam date una testata fortissima … “We Li, che testa dura hai?” che botta !!! ma qui non c’è tempo x pensarci, punti ragazze, torniamo sopra noi… ormai ci siamo ritrovate e non ci ferma più nessuno.
Guardo le mie compagne prima di tornare a rete e sfidare le avversarie a provare a mettere per terra il pallone, e quello che vedo è determinazione, voglia di vincere, sicurezza.
Questa è la mia squadra.
Con un sorrisino che non riesco a nascondere vado al mio posto, pronta a contrastare chiunque cerchi di passare. E adesso andiamo a vincere raga.
Smi

domenica 29 marzo 2009

Se il cuore non batte più ...


Ho sempre amato da impazzire il sabato del match. E’ una cosa difficile da descrivere, ma le emozioni che ti accompagnano sin da quando metti il primo piede fuori dal letto la mattina sono un miscuglio di gioia,tensione,voglia e timore che ti fanno sentire vivo,importante,con uno scopo… almeno a breve termine, e tutto il tuo corpo e la tua mente sono concentrati su questo scopo, qualsiasi cosa tu faccia, non faccia o pensi.

Di solito mentre il mio piede sinistro fa capolino dal piumone sondando la temperatura esterna e io mi stiracchio tentando di tenere aperti gli occhi più di 3 secondi, il mio cervello vagabonda già tra la divisa, il borsone, il polsino da mettere al gomito (new entry della moda pallavolistica del momento) le ginocchiere e il solito elastico per i capelli (se si vince non si cambia MAI nulla). Poi sorrido e muovendo lentamente tutti i miei muscoli controllo che durante la notte non mi sia venuto qualche dolorino supplementare dovuto a qualche posizione strana…. Tutto a posto, via il piumone e pronti per il sabato.

E se una mattina mi sveglio senza il sorriso? Se il mio piede sinistro si rifiuta di cercare la fine del piumone e l’inizio dell’aria? Se invece del sorriso i miei occhi guardano in alto pensando : Che palle …
metto stancamente la divisa e preparo la borsa pensando a cosa indossare nel post partita, in pizzeria e poi a spasso per milanobynight … jeans, top, giacca, cappellino e trousse coi trucchi … manca qualcosa …ma non riesco a capire cosa…..
Ritiro fuori tutto dalla borsa e rimetto dentro le cose elencandole: divisa bianca, divisa puffo, pantaloni da riscaldamento, maglia da riscaldamento, ginocchiere, accappatoio, mitzuno da gioco, trousse con mollette e elastici,polsino… eppure c’è tutto … che manca??
Io manco.
IO.
La mia voglia, la mia gioia, il cuore che batte. L’attesa della sfida e la voglia di vincerla. L’emozione, il sudore,la fatica, il mio braccio alzato quando faccio muro e il mio braccio piegato con un pugno stretto quando chiudo a terra un bell’attacco. Il mio urlo quando difendo una palla difficile o quando recupero una palla sbucciata. Mi siedo a terra accanto alla borsa aperta e guardo l’accappatoio rosso attraverso la zip semiaperta.
Che mi è successo? Che cavolo mi è successo? Io amo questo sport, lo amo tanto da non poterne fare a meno, da non potermi pensare lontano dalla palestra neanche se infortunata e con le stampelle, lo amo tanto da ritrovarmi qui a guardare la borsa con gli occhi fissi e le braccia stese lungo i fianchi chiedendomi com’è che non mi batte più il cuore così forte da sentirlo rimbombare nelle mie orecchie. Questa non è la mia pallavolo, questa non sono io e questo non è il mio posto. Non posso divertire se non mi diverto, non posso vincere se il mio cuore non batte, non posso festeggiare se tutto quello che sento è vuoto, noia, assenza. Non solo dentro di me, anche fuori. Non è dentro di me e io non posso darla agli altri, ma non riesce a entrare dentro di me da fuori, non la sento. Non la sento.
Ti prego urla più forte perché io non ti sento.
Mi alzo, prendo la borsa, chiudo l’ultimo pezzetto ancora aperto con la zip, me la carico in spalla, apro la porta … la richiudo. Tenendo la borsa sulla spalla torno indietro per il corridoio fermandomi davanti allo specchio. Mi guardo. Guardo me, la mia divisa e la mia borsa sulle spalle. Questa sei tu, ricordatelo quando metterai piede in palestra, questa sei tu. Sorrido, stringo il pugno e torno verso la porta. La riapro e questa volta la chiudo dietro di me.
Smi

martedì 24 marzo 2009

Altro che Dr.House ....


Dopo anni e anni e anni di volley ormai credo di aver imparato l’anatomia umana meglio che se mi fossi iscritta a medicina (calcolando poi che son 14 anni che faccio lingue e non ho ancora finito… pensa se facevo medicina… stavo ancora a elencare falangi, falangine e falangette per passare il “I” di qualche esame di sub-anatomia..).
In base a cosa conosco così bene il corpo umano?? Beh…. Ovvio, in base ai vari dolori, stiramenti, contratture, distrazioni, lesioni e dolori en passant che si spostano a seconda di come dormi, come ti svegli, come scendi dal lettino del fisio dopo che ti ha sistemato qualcos’altro…
Ah non avete idea di quanti dolori nascono dopo essere scesi da quel lettino!!!!
Nel giro di pochi secondi una fascite plantare è diventata infiammazione del tendine d’achille, solo per come ho appoggiato il piede! Ora i casi sono due, o devo imparare a volare in modo da evitare di appoggiare male i piedi ogni volta, oppure aboliamo sto lettino e mettiamo un bel materasso da yoga x terra!
E la spalla? Il mio trapezio, che mi ricorda tanto le interrogazioni a quiz della prof. di mate al liceo che mi chiedeva di disegnarne uno isoscele alla lavagna e di calcolarne l’area, non ha più segreti x me, a seconda di come lo tocco so calcolare benissimo l’area dell’infiammazione, autosciogliermi una contrattura e sapere quante bustine di oky servono per sollevarmi dal dolore senza nemmeno fare base maggiore più base minore per altezza diviso due.
E che dire dello psoas? Qualsiasi dolore che si senta a bassa schiena (o alto sedere, dipende un po’ dalla conformazione ..) è tutta colpa sua ! e allora stretching e esercizi x lo psoas (anche se mi chiedo a cosa cavolo serva staccarmi la pelle dalla colonna vertebrale tutte le sante volte che iniziano a massaggiarmi, che fa un male tremendo e tanto dopo 10 secondi si è riappiccicata di nuovo!!!! E Santa madre, lasciamola li se ci sta tanto bene noooo???) ma io mi chiedo, se va stretchato e allungato, e curato e viziato con carne di cavallo e fegatini di vitello con polenta e pure del digestivo, ma che cavolo è li a fare? Non lo possiamo levare come l’appendice?????
Detto questo ora mi sto seriamente chiedendo che ci faccio qui seduta a una scrivania a fare conversazione con clienti francesi e litigare coi fornitori italiani per un mailing con catalogo di vino e olio incorporato ….. invece di aprire una linea verde per chi vuole sapere che cos’è quel dolorino lì e cosa fare x curarlo?
Dottoranda Sminky, esperta in dolori , May I help you?

smi

martedì 17 marzo 2009

Bello, interessante ... ma il gioco dov'è finito????


Ho 32 anni e faccio sport da quando ne ho 5 forse 6, passando alla pallavolo come impegno fisso da quando ne ho 14… ma oggi, dopo 18 anni, non posso più dire di GIOCARE A PALLAVOLO.
In realtà sono indecisa … non sono ben sicura se quello che faccio è TEORIZZARE, METAFORIZZARE O CHIACCHERARE DI PALLAVOLO.
Quelle belle sedute di allenamento con ore di tecnica non parlata, ma eseguita ripetendo fino allo sfinimento fisico determinare azioni, i milioni di bagher contro il muro, gli attacchi solo diago o solo para, il centro che si allenava a girare palla in posto 2 e 4 evitando il muro, i mille salti a muro con dei pezzi di legno o plexiglass incollati a dei guanti per farti mettere bene le mani, la difesa da dietro i materassini…. Ma dove cavolo sono finite????
Signore e signori, adesso si fa TEAM BUILDING e si GUARDA IL NON VERBALE.
Parliamo del “non verbale”, il Team Building ce lo teniamo per la prossima volta.
Siam tutti d’accordo che se uno apre le braccia e le lascia ricadere ai fianchi vuol dire che è demoralizzato, ma è mai possibile che dalla tribuna si veda se negli occhi di una persona c’è luccichio, passione e determinazione, oppure una lente storta ? Se uno guarda in alto per valutare se le luci gli danno fastidio non è che per forza vuol dire che chiede aiuto a Dio!!!
NO NO NO il non verbale parla chiaro, se vinciamo 2-0 e poi arriviamo 2-2 non è possibile che mi si venga a dire, lo sapevamo già che finiva così, si vedeva dal vostro non verbale.
Piuttosto dimmi che sei mago e prevedi il futuro, non mi venire a dire che quando uno vince 2-0 ha un non verbale che indica che perderà i 2 set successivi !!!!!
Se sbaglio una battuta non mi mostro abbastanza dispiaciuta, ma comunque devo fare in modo che l’errore non pesi sulle mie compagne e infondergli coraggio e consapevolezza che la prossima non la sbaglierò … si ma quindi? Che faccio???? Mi lascio cadere sulle ginocchia x dimostrare che ho capito l’errore ma poi mi rialzo con un balzo e sorrido alle mie compagne schiacciando l’occhio e alzando il pollice mentre dico: YEAH forza, la prox facciamo punto noi!! Ma x piacere !!!

E allora che si fa, si studia come presentarsi in campo, come soggiogare l’avversario sin da subito facendogli capire tramite il non verbale chi è il più forte… spalle in dietro, busto eretto…anzi no, un po’ proteso in avanti e fissare l’avversario. Dritto negli occhi x infastidirlo. Fisso per metterlo sotto pressione. Ma scusa…e la palla quando la guardo????
L’avversario mica guarda me, guarda dove è finita la palla, dove sono i nostri buchi, quali sono gli attaccanti… NO, guarda ME. Devo mettermelo in testa… me lo devo scrivere sulla mano così vedendolo me lo ricordo…
Devo essere aggressiva, urlare in faccia all’avversario (se poi mi danno il cartellino giallo però nessuno mi venga a dire qualcosa è ..) avere luccicanza e anima (non ho ben capito se per fare questo devo mettermi una lampadina nel sedere oppure andare a confessarmi tutti i giorni e fare il segno della croce ogni volta che sento una parolaccia..) e mostrarla !! (la lampadina nel sedere deve andare a pile duracell, così non si esauriscono e non perdo la luccicanza).
Quindi via tutte insieme si fanno le prove di urlo in spogliatoio, perché quando lo facciamo nel pre-partita dobbiamo dimostrare che il nostro non verbale (anche se secondo me l’urlo ha un tantinino del verbale) sia indicativo della nostra voglia di vincere … e se poi a una x urlare forte trattenendo il fiato per un tempo indeterminato tra i 2 e i 5 minuti, le parte un embolo e mi boccheggia li in posto 6 … e va beh amen, l’ha fatto per la squadra, spazzatone e via, li nell’angolo a morire in disparte x favore, che qui bisogna giocare…
Giocare… a questo punto bisognerebbe iniziare a giocare … ma se sei preoccupata a come comportarti per dimostrare questo e quello…. Chi si concentra sul gioco????
Ma soprattutto, che me ne frega di giocare, l’importante è come viene letto il mio non verbale, non se sono capace di mettere la palla x terra, no?
Mah…. Sarò all’antica…. Ma io preferivo la pallavolo giocata …
Smi

venerdì 27 febbraio 2009

Saugelle stagione 2007/2008 - il Ricordo più bello: la forza, la fatica, la vittoria, il rammarico.


Per chi ama lo sport come me, realizzare il sogno della vittoria è l'emozione più grande. Questa è la mia visione di quel momento


Un attimo di silenzio, una goccia di sudore che scende. Un rumore solo: la palla che rimbalza, nell’attesa di quell’ultimo punto che altro non è che la realizzazione di un intero anno di lavoro. Lavoro…e che lavoro!!! Tanta fatica, tanti sacrifici, dolori e gioie, soddisfazioni e delusioni…ma la speranza, quella non è mai mancata. La consapevolezza di potere e dover arrivare a quel momento verso il quale tutte le nostre forze sono sempre state unite e direzionate.
Un attimo interminabile prima del fischio dell’arbitro. Mi giro e guardo le mie compagne una ad una, pensando a quanto ognuna di noi ha dato a questa squadra.
Chissà cosa pensano loro in questo momento, sicuramente hanno la mia stessa voglia di urlare, di saltare e di festeggiare. Si, la vedo disegnata sui loro volti, vedo la determinazione nel loro sguardo. Ognuna di noi ha voglia di mettere quella palla per terra, nell’altro campo.
Se fosse possibile la si schiaccerebbe tutte insieme, ma chiunque di noi alla fine riuscirà a farlo fisicamente, è come se sulla palla ci fosse la forza di tutte quante.
Guardo il pubblico che sembra essersi fermato, immobile come in un quadro, neanche il tifo avversario parla… o forse è la mia mente che me li fa vedere così. Forse stanno urlando ma io non li sento. Sento solo la palla che rimbalza.
Mi giro inconsapevolmente verso la panchina, dove tutto il nostro staff fa il tifo per noi, sorride, forse urla, ma esattamente come per il pubblico io non sento nulla. Vedo però che hanno fiducia in noi, lo vedo dagli sguardi, dai pugni alzati, dalle mani che stringono nervosamente le gambe in attesa di quel fischio.
La goccia sulla mia fronte scende sempre di più… sento il fischio dell’arbitro.
E’ il momento. E’ arrivato.
La mente ora è confusa, tutto il silenzio di un secondo prima è magicamente scomparso e mille urla ne prendono il posto. La palla va e viene, tutte cercano di metterla a terra da entrambe le parti del campo, ma non vuole cadere. Si continua a giocare, uno scambio lunghissimo… ma alla fine cade, esattamente come la goccia di sudore cade dalla mia fronte per posarsi finalmente a terra. E’ fatta.
Ragazze è fatta.
La gioia esplode in urla e salti, tutte insieme col nostro staff, gli amici, i sostenitori, tutti in mezzo al campo, e da li non si uscirà per ore. La stanchezza…cos’è? Qui c’è solo soddisfazione, si gira in cerchio, si applaude, ci si butta una sopra l’altra. E’ il caos più totale, ma in quel caos ci guardiamo, ci abbracciamo, siamo noi, siamo noi che ce l’abbiamo fatta. L’abbiamo fortemente voluto, abbiamo lottato e l’abbiamo ottenuto.
Nessuno ci porterà mai via questo momento. Resterà impresso nella nostra anima per tutta la vita. Le persone che guardiamo e le espressioni che cogliamo e contraccambiamo, non ce le dimenticheremo mai. Resteranno per sempre parte di noi.Nel mio cuore, io sarò sempre qui, sdraiata per terra in questo campo sommersa da tutte le mie compagne e dalle persone con cui ho condiviso questa magnifica esperienza. Come in un quadro fisso tutte le immagini, un quadro cubista forse, perché ricordo solo alcuni particolari di ognuno, un sorriso, una mano, un pugno, sento le botte di chi mi salta addosso..anzi…un puzzle, ecco cos’è, un magnifico puzzle di immagini ed emozioni, incorniciato dalla mia gioia e per sempre appeso tra i miei pensieri più belli.
smi