venerdì 24 settembre 2010

Donnez moi une suite au Ritz .....

Lo so lo so è un sacco di tempo che non scrivo sul mio blog, le scuse sono le solite, il lavoro, gli allenamenti, la sala pesi, il cagnolino nuovo, le mezze stagioni, la pioggia che arriccia i capelli, il phon che si è bruciato, le scarpe che ho dimenticato forse in palestra forse non so, le lenti a contatto che si sono spostate…

La realtà è un po’ così e un po’ no. Ah si gli impegni sono decisamente troppo, ma a volte mi chiedo se sarei capace di tagliarne qualcuno.. o se invece mi annoierei e cercherei altri impegni… eppure mi piace il fancazzismo… però obiettivamente dopo un po’ mi annoia… o meglio se avessi un sacco di soldi, ma proprio tanti di quelli che ti permettono di fare la bella vita senza lavorare e senza preoccuparti di niente.. di cose da fare senza diventare pazza ma tenendomi occupata tutto il giorno ne troverei….

Un bel corso di barca a vela… bello!! Vivo sul lago, vuoi mettere un bel corso di barca a vela ?!!! certo poi dove la metto…. Ah no sono ricca, la metto un po’ dove mi pare, mi costruisco anche un garage in mezzo al lago se mi va per parcheggiarcela e lo coloro di fuxia e blu elettrico, così le anatre lo vedono anche con la nebbia e non ci vanno a sbatter contro…

Poi..mmm.. beh certo dell’attività fisica… aerobica, yoga che fa molto madonna, piscina q.b., sauna, massaggio, tisanina depurativa e bagno termale… che tanto da qui a bormio o boario in elicottero ci metto veramente pochissimo…

Pranzo leggero, in un bel ristorantino, altro che panino al volo al bar , sonnellino nel pomeriggio, passeggiata col cane (e il dog sitter, mica che Roger tiri troppo e mi si rompa un unghia… santo cielo!!) shopping, doccia trucco, parrucchiere, aperitivo, cena e via alle serate mondane….

Senza esagerare che poi la mattina se no il visagista mi dice che sono sciupata né ….

Ma in fondo chissà se è questa la vita che vorrei…..

….

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ok ho detto una cazzata…..

salve, mi da un win for life? Grazie…



Smi

domenica 8 agosto 2010

Holiday time ...


…e Poi si va in vacanza. Mesi mesi mesi ad aspettarle e poi ti passano via in un attimo. Un male? Ma anche no… dopotutto se non finissero non sarebbero vacanze, ma abitudine. La cosa bella è quello che ti lasciano, il sorriso, la ricarica, lo stare bene e l’avere qualcosa in più.


C’è chi ama la vacanza visitante, la così detta mazzata con le scarpe comode, in cui ti alzi all’alba e, guida alla mano, giri come una trottola fino a sera, cena, doccia nanna, sveglia e via da capo. Vacanza tipica di alcuni luoghi stupendi (vedi Roma dove andrò tra poche ore) dove ci sono talmente tante cose da vedere che non vuoi perdertene nemmeno una. Quando torni da questa vacanza hai il cervello e la macchina fotografica che scoppiano e la soddisfazione dipinta in volto… in pratica sei la gioconda con le scarpe da ginnastica.

C’è chi ama fare il solitario, tenendosi alla larga da tutto be da tutti, prediligendo la compagnia di libro, carte, ombrellone e mare. Quando torni hai la testa e la macchina fotografica vuote ma neanche unha ruga e il viso rilassatissimo.

C’è chi ama tutto. Il paesaggiolevisiteilcasinoleamicizieunbuonlibrodormirefaresnorkelingballare e chi più ne ha più ne metta. Questa è la vacanza che piace a me.

Location piacente e non estremamente impegnativa, buona compagnia da trovarsi in loco, una PICCOLA guida, un materassino (tassativamente da distruggere a morsi dopo aver ingaggiato una dura lotta per domarlo e montarci sopra all’1 di notte in mare) piscine a gogo, un rent a car, schiuma per il capello riccio e tendente al selvaggio, un libro, anche due, carte da scala 40 (ad altro non so proprio giocare) e quando torni… quelle rughe intorno agli occhi invece che affievolirsi sono più evidenti. La macchina fotografica è piena di foro e quando ripensi alla settimana passata sorridi, non aiutando quelle benedette rughette ma notevolmente riempiendo il cuore. Torni che hai i colori più belli del mondo, quelli del sole del mare e delle risate sincere non solo negli occhi ma anche nel cuore.

I nuovi amici, spettacolari. I vecchi da cui torni, saranno sommersi di racconti.

Smi

lunedì 5 luglio 2010

Quando il fulmine arriva ...


Ci sono momenti in cui il tuo corpo reagisce a degli stimoli senza che tu lo voglia, o te ne renda conto, per effetto del cervello che se ne va per i fatti suoi chissà dove e chissà perché da degli impulsi che non dovrebbe dare.

Così succede che se sei convinto di una cosa ma non ne hai le prove, ci pensi e ti fa male, ma rimane li nel limbo, mentre nel momento in cui ne hai la certezza il tuo cervello lancia un impulso a caso che velocissimo arriva al tuo cuore che si ferma un secondo per poi battere a mille all’ora, ai tuoi occhi che si spalancano, ai tuoi polmoni, che per un attimo smettono di respirare, alle gambe che non sono più capaci di tenerti in piedi e per ultima senti una fitta…
Nonn saprei come spiegarla è… una scossa, un lampo a ciel sereno. Ti sorprende e non sai in grado di difenderti, perché sei tu stesso che l’ai creata. Non fai in tempo a nasconderti sotto un albero, a correre, a fermarla.
In quel momento tu non capisci più niente. Sei come Doroty portata via dalla tromba d’aria. Non ti escono le parole, non sai pensare ad altro, non sai reagire, non sai. Ecco non sai, e allo stesso tempo non sei.
Non sei tu, non sei li, non sei conscio.

Quando il lampo passa… inizia la pioggia. Torrenziale, forte, infinita, accompagnata dalla sua amica nebbia e dall’umidità che ti si inserisce fino alle ossa.
Vorresti che scuotendoti, esattamente come fanno i cani, tutto se ne andasse, bagnando qualcun altro, scrollando via acqua,pensieri,tutto..
Ma non funziona, oltre alla difficoltà reale dello scuotersi, tecnica sconosciuta a noi esseri senza …oh Dio senza no, diciamo con pochi peli, quando smetti di sbattere le varie appendici del tuo corpo all’impazzata, ti viene solo un gran senso di vertigine… e tanta tanta nausea. Quindi a meno che non si abbia un travelgum in tasca sconsiglio vivamente l’esperimento.
Quindi questa sensazione resta. Non c’è modo di mandarla via. Durante la nebbia post fulmine non riesci a smettere di pensarci. Parli d’altro, magari sorridi, magari lavori, ma la tua testa è altrove. Chissà come è possibile questo fenomeno, questa finzione. Stare male dentro e pensare ad altro ma rispondere a una domanda, fare un sorriso, aprire una commessa e fare una caduta macchina. Forse è questo che ci distingue dagli animali, la capacità di pensare una cosa e dirne o farne un’altra. Però poi ti ritrovi a scrivere un nome in una casella xls piena di calcoli matematici, a fissare una persona perché.. perché mio Dio quanto ci assomiglia, a far gocciolare il ghiacciolo sulla dita dei piedi, senza nemmeno sentire la sensazione di freddo, di bagnato, di appiccicaticcio… a mettere il piatto in pattumiera e la buccia di banana in lavastoviglie.
Eppure lo sapevi, quel lampo non è a ciel sereno, lo sapevi. Eri preparato. E allora perché colpisce? Perché il parafulmine non era li, nonostante lo sapevi che ne avresti avuto bisogno e che il momento di usarlo sarebbe arrivato.
Forse qualcuno l’ha rubato. Forse era un parafulmine placebo.
Forse, in questi casi, ci si chiede perché l’evoluzione non si è fermata a qualche stadio precedente.


Smi

venerdì 2 luglio 2010

Emily cammina ....


A volte Emily ha l’impressione che qualcosa sia andato male nel momento della sua reincarnazione. Non era scritto da nessuna parte che lei doveva essere una persona, un umana. C’è stato sicuramente uno scambio, un operatore distratto, un nome scritto male, un angelo innamorato che pensava ad organizzare la serata con la fidanzata e l’ha fatta mettere nella fila sbagliata.

Si è sempre immaginata il momento dell’incarnazione dell’anima in un corpo come il colorado boat a gardaland. La lunga fila, la scelta del “tronco”, la sbarra di sicurezza, il fischio e la partenza … e poi il buio… la luce accecante, il sorriso.

Emily è salita sul tronco sbagliato. Non ci sono altre spiegazioni.
Un gatto… sicuramente doveva far parte del mondo animale ma un gatto… era la sua destinazione più probabile. E’ inspiegabile che i gatti la adorino, che lei adori loro, e che quando ha qualcosa che non va loro lo capiscano e la coccolino. E’ una di loro. Lo è da prima di nascere. Lo è dalla sua vita precedente.

Lei non è come le altre ragazze. Leì è più intelligente, più intuitiva, è guidata dall’istinto. Un istinto che le dice quando qualcosa non quadra, quando le persone le mentono o le dicono delle mezze verità. Lei lo sente annusando l’aria quando arriva un temporale e si alza dal letto per mettere al riparo i suoi girasoli. Se ti vuole bene ti abbraccia forte quando sente che ne hai bisogno. E lei lo sente. Cammina per la strada pensando a una cosa e di colpo viene come fulminata, come nei cartoni animati, da una consapevolezza di aver trovato la risposta a quella domanda, la spiegazione… e chissà come mai è sempre quella corretta.

Forse l’hanno messa nella fila delle persone perché, al contrario degli animali a qualche problema di udito… in macchina è una di quelle che quando passano ti viene da urlare “Ho capito che hai la radio!!! Ma abbassa!!!” ma non perché è tamarra, perché i suoni e i rumori sotto un certo decibel non li sente….e poi non ci vede… cioè ci vede, ma con le lenti.. dicono troppo studio, ma è più probabile troppa lettura o troppi esperimenti per schiarirsi gli occhi stando a fissare il sole il più possibile, perché gli occhi marroni non le piacciono.

Adesso cammina avanti e indietro per il corridoio, con la scusa di andare in bagno perché… beh.. l’aria condizionata fa questo effetto, per nascondere le lacrime che appena si distrae le scivolano fuori dagli occhi, per ricacciarle dentro sfruttando l’aria che le viene addosso mentre cammina, sperando che si asciughino, che nessuno le veda. Emily è pensierosa, Emily spesso si sente sola.

Poi si risveglia dai suoi pensieri, si concentra.. sente qualcosa, qualcosa di familiare.. è il suono del suo telefonino che ha lasciato sulla scrivania in ufficio… forse è lui… forse… forse non la metterà davvero in un cassetto, come le aveva promesso tempo fa…

Smi

mercoledì 30 giugno 2010

Brrrrrrr.......... brancameeeentaaaaaaaaaaa ..o no?


Brrrr…. Certo che fa freddo, eppure siamo quasi a Luglio … e poi è impossibile che faccia freddo ricordo benissimo che stamattina sono uscita in infradito e canotta..perchè adesso ho i brividi…. mi giro e vedo uno strano tipo li in fondo alla cabina della metro, che invece di suonare un violino o semplicemente chiedere dei soldi ha un baracchino con una scatola di vetro sopra con dentro… della nebbia tipo, che raccoglie in bottiglie e la vende, la cosa strana è che dalla bottiglia esce tipo un vento gelido… tipo quando sei nel bel mezzo di una situazione imbarazzante e tutto a un tratto cala il gelo… solo che non cala…esce, e non ci sono situazioni imbarazzanti…. Certo che la tecnologia ne ha fatti di progressi eh….. certo che un venditore non dovrebbe nasticare la cicca in quel modo… che fastidio…


Scendo in duomo e … oh ma fa freddo sul serio … ma che cavolo… ho picchiato la testa e dormito per 6 mesi? Oppure non era la metro ma l’orient express e son finita al polo? Almeno il controllore poteva darci del moonboot…. Con le infradito fa un tantino freddo…

Bella però piazza duomo coperta di neve, ma quel tizio enorme che ci fa li tutto nudo a giocarebattendo le mani contro un tizio decisamente più piccolo… oh Dio…ma che razza di denti…. ma non è un tizio è un tricheco…. Eh no è devo aver picchiato la testa… ma forte o essere stata rapita dagli allieni….

Chiudo gli occhi, li riapro, tolgo le lenti e le butto…. Metto gli occhiali…. … guardo per terra e vedo dell’erba…. Aaaahhhhhh meno male allora è tutto ok… siamo a luglio…. Ma ad un tratto mi sento strattonare e una mandria di persone mi travolge rincorrendo un biondino pallido e magrino, una tizia gli sputa un tranquillante con la cerbottana (Oh bestia…che mira però…) e questo mi crolla a terra mentre tutti gli inseguitori gli si posizionano attorno.. la tizia gli apre la bocca e dice: ecco vedete i norvegesi sanno come curare i loro denti….

Prendo gli occhiali e mi ci siedo sopra…. Eh no è qui qualcosa non va…. Ad un certo punto sento urlare e vedo gente che si arrampica sui muri saltellando per i tetti… o è natale e babbo natale sta cercando di entrare dal camino, o è il rifacimento di mary popping .. ma non sento cantare cancaminin… o stanno girando il 4 film della saga di twilight … e invece no, a un certo punto uno sfigato tira fuori dalla tasca una confezione di cicche e le fa girare tra le mani come una majorette col bastone…e sti uomini mezzi lupi e mezzi uomo ragno si fermano a guardarlo ammirati…. ….

Chiudo gli occhi li stringo forte e li riapro…. Sono sdraiata.. sul mio divano col gatto sdraiato, come sempre sulla mia schiena… e alla tv, come sempre, c’è della pubblicità… Ups… mi sa ch emi sono addormentata mentre guardavo … chissà cosa….

Mi alzo,ovviamente dopo aver svegliato gemma che si sposta un po’ infastidito, mi alzo , spengo la tv e vado a letto… ah no la pillola…. Apro la borsa prendo il pacchetto ne tolgo una e sto per metterla in bocca… quando mi accorgo che è una vigorsol…..

???? …. ?????? ….. !!!!!!!!!!!!!! ecco che mi assale la reminiscenza…..

E chi lo dice che la pubblicità non ha messaggi subliminari? Su di me fanno effetto anche se dormo!!!!!



Smi

venerdì 11 giugno 2010

dal peyote alla penna....

Sto studiando con non poche difficoltà il xx secolo letterario in francia, e per dover sono incappata in Antonin Ardaud. Ammetto che la critica scritta da Carlo Pasi per una come me che è più per i romanzi che per le poesie, raccolte, il teatro crudele e i cahier risutlta noiosa e poco comprensibile. Posso anche dire che questo esame mi regala ore e ore e ore di sonno grauito, dal momento che alla seconda pagina crollo sistematicamente con tanto di bolla al naso..
ma una cosa me la chiedo, com'è che i più grandi scrittori, attori, poeti, artisti sono sempre dei drogati, alienati, con menomazioni fisiche e/o mentali, che hanno subito elettroshock o comunque sono stati internati, che hanno subito violenze, traumi ....
non è che questa cosa mi piaccia molto..voglio dire, capisco che Artaud sostenga che il teatro, la scrittura siano il solo modo per salvarsi, sfogandosi e facendo uscire all'esterno le crudeltà racchiuse all'interno e...curandole mostrandole al pubblico.. ma..
mi chiedo... io non fumo, non sono proprio capace, la vale ha provato a insegnarmi ma con pessimi risultati direi, bevo poco, non mi drogo ... devo metter via l'idea di poter mai diventare un artista, scrittrice, e continuare a disegnare donnine dei manga sui ciscini e magliette solo per mio diletto... oppure c'è la possibilità che si riesca ad essere espressivi senza essere ciechi, malformati, farsi togliere due costole e fumarsi l'intero paese?
ok ... ho coapito, mi sa che mi tocca imparare a fumare...
OH MAMMA .... Vale era così che dovevo dire per aspirare? .....

Smi

domenica 6 giugno 2010

Appunti di un viaggio interiore...


 Una volta scrivevo,per me .. o forse per dei lettori immaginari che si sarebbero dovuti introdurre in camera mia arrampicandosi al 4 piano tipo spiderman e cercare tra i milioni di quaderni miei e di mia sorella sparsi per la nostra cameretta per trovare quel quaderno bianco, con una cuore, una penna e delle bolle di sapone disegnate sopra.


Un po’ infantile vero? Del resto ho iniziato a scrivere a 13 anni, direi che infantile era un aggettivo che mi si addiceva molto. Ed ora io, Emily, dopo ..beh.. dopo tanti anni sto ancora scrivendo. L’unica differenza è che non uso più quel quaderno e quella penna, ma un pc. Quello che scrivo però, è ancora quello che viene da mio cuore. Dicono che le cose più vere e più credibili sono quelle che escono da li, per gli scrittori, i cantanti, i poeti, i pittori, per tutti quelli che creano insomma.

Sai, ci sono lettere che ho creato per te. Alcune le ho spedite, alcune te le ho date, altre le ho solo scritte. Vuoi sapere se le ho conservate? Si.. per un po’. Ma poi a un certo punto, come quando quel giorno come un fulmine mentre camminavo sono stata colpita dalla sensazione che tu avessi un’altra, ed era vero, a un certo punto sapevo che non ti interessava leggerle. Probabilmente non ti era mai interessato, probabilmente era stato un gioco, un diversivo, un illusione, una comparsa nella tua serie televisiva preferita, questa COSA che c’era tra di noi. Così le parole si sono cancellate. Sai, le avevo scritte con la penna, non al computer, e su carta colorata, carta del tuo colore. E una notte, le ho riprese in mano e le lettere si cancellavano sotto i miei occhi man mano che andavo avanti, finché non sono più riuscita a leggere nulla, perché le pagine erano tornate vuote. 15 pagine.. 15 pagine completamente vuote erano davanti a me e io mi chiedevo..come è possibile? Sono sicura di averle scritte, ne sono sicura.

Sapere che per te non contavano, nessuna parola contava, nessuna lettera, nessun punto, punto e virgola e faccina sorridente, le ha cancellate. Uno scrittore non esiste se non ha un lettore, un attore diventa invisibile senza un pubblico e le mie lettere sono sparite senza te. Ho preso le tue dal cassetto e.. non ho avuto la forza di rileggerle perché non avrei creduto più a una sola parola di quello che avevi scritto.. non potevo. Sono uscita dal mio letto e con le lettere in mano sono andata in bagno. Ho messo il tappo e ho riempito il lavandino d’acqua, ho tolto le lettere dalla busta su cui avevi scritto il mio nome e intere le ho appoggiate nell’acqua e le ho guardate, per ore. Le ho guardate finchè le parole sono diventate macchie, sono diventate illeggibili, confuse, macchie di inchiostro su un foglio bianco che galleggiavano davanti ai miei occhi… ma non scomparivano ancora. Non contavano più niente ma non scomparivano, così ho preso quei pezzi di carta , che al momento mi ricordava la cartapesta, che all’asilo usavamo per costruire i burattini da far muovere infilandoci le mani e nascondendoci sotto un palchetto costruito per l’occasione e far ridere gli spettatori, mettendo in scena una storia. Ho preso quella carta e l’ho buttata nel water, in piccoli pezzi, tirando spesso l’acqua per non farlo intasare.

Quella carta aveva fatto di me quei burattini dell’asilo, e tu con le mani dentro di me mi guidavi dove volevi, finchè un giorno non ti sono più servita, e hai tolto le mani, lasciandomi vuota.

Ora quella carta non c’è più, ma il vuoto, quello non si riempia mai del tutto.

Vuoi sapere cosa ho fatto delle 15 pagine ? sono ancora li. Io non riesco a vedere le parole, ma sono ancora li, magari un giorno riappariranno, magari no. Magari ho solo creduto di averle scritte, magari i miei occhi sono ancora troppo pieni di lacrime e io semplicemente non riesco a vedere.

Non ti spedirò questa lettera. Non la leggeresti perché hai deciso di ignorarmi e che io non conto niente. Ma ho capito che a volte chi scrive è spettatore di se stesso, che a volte anche se si è l’unica persona a leggere la propria storia, nonostante la si conosca già, si riesce ad avere un po’ di pace, di sollievo e a risalire da quel pozzo buio in cui chi scrive ha la sensazione di essere, ma chi legge può alleviare accendendo una torcia, buttando una fune, dicendo sono qui.

Emily