sabato 13 febbraio 2010
Wasting my time.....
Ultimamente mi capita spesso che se ascolto una canzone mi viene in mente qualcosa, oppure semplicemente la canzone è adatta a qualche momento della mia vita. Forse perché ormai a 33 anni suonati ne ho passate un po’, quindi è quasi logico che qualsiasi cosa senta possa in qualche modo adattarsi a me, forse perché i temi della canzoni non sono poi così vari… amore,delusione/gioia, lavoro, amici, sogni, soldi… questo perché ovviamente chi scrive una canzone lo da sulla base della propria esperienza, o di quel che ha sentito/visto, comprese le canzoni su mondi paralleli e alieni…. Anche se li l’esperienza o l’idea viene da droghe pesanti…o forse no….
In parte perché una canzone x avere successo deve far si che chi la ascolta si immedesimi anche… se no chi la canticchia sotto la doccia? E di conseguenza si fa la fame…
Detto questo la canzone di oggi è Wasting my time.
Non so perché, o forse si ma non ho voglia di pensarci, ma oggi ho l’impressione di buttare via il tempo, o di averlo fatto ultimamente.
Nel senso che fai, corri, disfi, progetti, prendi e vai…. Poi la sera vai a letto, spegni la luce e anche quando gli occhi si sono abituati al buoi… vedi il vuoto. Ti chiedi…ma che ho fatto oggi? E invece di sorridere e chiudere gli occhi soddisfatto come Jerry Mcguire pre-crisi di stress, rimani li a fissare il vuoto…
E allora parte la colonna sonora… “You're simply wasting my time,So quit wasting my time”
E non riesci più a chiudere gli occhi finchè riesci a trovare qualcosa dentro i tuoi ricordi e le tue idee che ti dica: ti sbagli… non stai buttando via il tempo… infatti…. Ecco… infatti tu…
D’istinto tiri fuori la mano destra da sotto il piumone, stretta in un pugno chiuso… la apri e… non c’è nulla li dentro. Nulla…
Magari non è li che devi guardare.
Magari non è qualcosa che ci deve essere fisicamente ma qualcosa che puoi leggere sulla pelle.
Ma è buio, e io non vedo nulla….
Smi
martedì 9 febbraio 2010
Fai da te made in Sweden
Ok adesso ditemi, chi di voi non ha mai comprato niente da ikea?.... ecco infatti, solo che è semplice comprare l’appendino o il grattino o la lampada e il piumone… comprate un armadio x la camera…
Fatto?
Ecco, ora montatelo.
Avete presente il primo film di Aldo Giovanni e Giacomo in cui loro montano il fucile per uccidere il presidente Kennedy? Quella fantastica scena in cui uno legge le istruzioni mentre l’altro lo monta prima che finisca la frase dicendo: fatto..fatto…fatto…. e voilà?
Ecco…
Scordatevelo.
Prima di tutto dovete aprire tutte le confezioni… un armadio a 3 ante non ci sta in una sola confezione, quindi saranno 3, ma per iniziare le devi aprire e smontare tutte perché le viti/chiodi/attrezzi e istruzioni sono nella scatola nr.1, insieme alla parte dell’armadio più larga e bassa che va montata dopo.
Il primo pezzo “portante” invece è nella scatola nr 2, insieme al secondo pezze. Il terzo invece sta nella scatola nr.3
Quindi prima di tutto prima di iniziare a montarlo smontate tutto il resto della camera e portatelo momentaneamente in sala x fare spazio alle manovre e al materiale.
Fatto?
Bene, ora aprite le istruzioni e iniziate… notate che un pezzo è più lungo e uno più corto e dal disegno non si capisce dove va uno e dove l’altro? Bene… andate a caso. Tanto quando montare il 4 pezzo vi accorgerete che comunque avevate sbagliato….
Dopo qualche porcone riuscirete a montare lo scheletro dell’armadio, ed è la volta di base e parte alta. .. … vi siete accorti che i fori non combaciano? Bene girate la base al contrario… c’è solo un piccolo problema: così facendo dalla parte “a vista” non ci sarà il profilino bianco.. ma il compensato… a vista.
E no. Allora che si fa? Si rismonta tutto e si invertono i famosi pezzi 2 e 3 che erano uno lungo e uno corto. Ecco fatto… ora i profili a vista sono tutti perfetti.
Via con la parte posteriore dell’armadio….
Un bel foglio leggero di compensato da fermare (???) in mezzo con un cosino di plastica… ma che appena muovi si apre…. Quindi vai di scotch marrone dietro per cercare di tenerlo insieme…
Come si fissa? Con dei chiodini… bene…martello…. Martello… martello??? Azz….
Ok qui c’è un pappagallo… va benissimo….
…
dopo aver fatto fuori 4 dita su 10 e aver sentito le urla dei vicini per una mezz’oretta il retro dei mobile è finito…
ora lo si solleva e lo si mette in piedi….
Andiamo con le ante esterne….
Cerniere attaccate all’anta, ok come da simpatico disegno…. Attacchiamo la seconda parte della cerniera al mobile…
Una… ok
Due… ok
Altra anta
Una …ok
Due… due… mancano i buchi!
Via di porconi che la Madonna si affaccia a un certo punto e grida : ma chi mi ha chiamato che stavo facendo il riposino???????
Va beh è compensato…..
Prendi le misure, calcola, segna con la matita e via entra direttamente con la vite, tanto nel compensato non fa fatica…. Chiudi - fai - prova… ante PERFETTE.
Attacchiamo il bastone attaccapanni…. Ok
Ora l’altra parte con i ripiani….
Cerniera all’anta Taaaacccc
Cerniera al mobile…
Mancano i buchi
… si Madonna sono sempre io….scusa torna a riposare….ah, grazie per aver creato i mobili di ikea in compensato che se me li facevano in quercia mi sentivano urlare fino a Honk Kong….
…
ok montata l’anta.
Mettiamo i ripiani… … un momento…
Com’è che non c’è neanche un buco qui per mettere i cosini che sostengono le ante??
Per curiosità apro l’altra anta…. … son tutti di qui i buchi????? Ma…. Ma…
E come un flash tipo reminiscenza di Duncan Mcleod ti viene in mente che all’inizio hai girato il pezzo 2 e 3 x quei cazzo di profilini che se no rimaneva compensato a vista…. … … …
MERDA
Va beh vitina e tac si fan dentro i buchi… ma domani eh…oggi basta.
Chiudi l’anta… metti da parte i pezzi x i due cassetti da mettere sott…. … un momento… sotto dove?
Alzi gli occhi verso l’armadio… … indeciso se guardare o meno… …
Il buco x i cassetti sta in alto a sinistra…
Ok sinistra… ma in alto… …. Ma i cassetti non vanno in basso? E come vedo quello che c’è dentro?
Ed ecco che torna la reminiscenza di prima….
.....
Cara madonna…. Son sempre io…. Ma possibile che quei profilini abbian fatto più danni dell’uragano Katrina su sto armadio?????
Echecazzo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Smi
Fatto?
Ecco, ora montatelo.
Avete presente il primo film di Aldo Giovanni e Giacomo in cui loro montano il fucile per uccidere il presidente Kennedy? Quella fantastica scena in cui uno legge le istruzioni mentre l’altro lo monta prima che finisca la frase dicendo: fatto..fatto…fatto…. e voilà?
Ecco…
Scordatevelo.
Prima di tutto dovete aprire tutte le confezioni… un armadio a 3 ante non ci sta in una sola confezione, quindi saranno 3, ma per iniziare le devi aprire e smontare tutte perché le viti/chiodi/attrezzi e istruzioni sono nella scatola nr.1, insieme alla parte dell’armadio più larga e bassa che va montata dopo.
Il primo pezzo “portante” invece è nella scatola nr 2, insieme al secondo pezze. Il terzo invece sta nella scatola nr.3
Quindi prima di tutto prima di iniziare a montarlo smontate tutto il resto della camera e portatelo momentaneamente in sala x fare spazio alle manovre e al materiale.
Fatto?
Bene, ora aprite le istruzioni e iniziate… notate che un pezzo è più lungo e uno più corto e dal disegno non si capisce dove va uno e dove l’altro? Bene… andate a caso. Tanto quando montare il 4 pezzo vi accorgerete che comunque avevate sbagliato….
Dopo qualche porcone riuscirete a montare lo scheletro dell’armadio, ed è la volta di base e parte alta. .. … vi siete accorti che i fori non combaciano? Bene girate la base al contrario… c’è solo un piccolo problema: così facendo dalla parte “a vista” non ci sarà il profilino bianco.. ma il compensato… a vista.
E no. Allora che si fa? Si rismonta tutto e si invertono i famosi pezzi 2 e 3 che erano uno lungo e uno corto. Ecco fatto… ora i profili a vista sono tutti perfetti.
Via con la parte posteriore dell’armadio….
Un bel foglio leggero di compensato da fermare (???) in mezzo con un cosino di plastica… ma che appena muovi si apre…. Quindi vai di scotch marrone dietro per cercare di tenerlo insieme…
Come si fissa? Con dei chiodini… bene…martello…. Martello… martello??? Azz….
Ok qui c’è un pappagallo… va benissimo….
…
dopo aver fatto fuori 4 dita su 10 e aver sentito le urla dei vicini per una mezz’oretta il retro dei mobile è finito…
ora lo si solleva e lo si mette in piedi….
Andiamo con le ante esterne….
Cerniere attaccate all’anta, ok come da simpatico disegno…. Attacchiamo la seconda parte della cerniera al mobile…
Una… ok
Due… ok
Altra anta
Una …ok
Due… due… mancano i buchi!
Via di porconi che la Madonna si affaccia a un certo punto e grida : ma chi mi ha chiamato che stavo facendo il riposino???????
Va beh è compensato…..
Prendi le misure, calcola, segna con la matita e via entra direttamente con la vite, tanto nel compensato non fa fatica…. Chiudi - fai - prova… ante PERFETTE.
Attacchiamo il bastone attaccapanni…. Ok
Ora l’altra parte con i ripiani….
Cerniera all’anta Taaaacccc
Cerniera al mobile…
Mancano i buchi
… si Madonna sono sempre io….scusa torna a riposare….ah, grazie per aver creato i mobili di ikea in compensato che se me li facevano in quercia mi sentivano urlare fino a Honk Kong….
…
ok montata l’anta.
Mettiamo i ripiani… … un momento…
Com’è che non c’è neanche un buco qui per mettere i cosini che sostengono le ante??
Per curiosità apro l’altra anta…. … son tutti di qui i buchi????? Ma…. Ma…
E come un flash tipo reminiscenza di Duncan Mcleod ti viene in mente che all’inizio hai girato il pezzo 2 e 3 x quei cazzo di profilini che se no rimaneva compensato a vista…. … … …
MERDA
Va beh vitina e tac si fan dentro i buchi… ma domani eh…oggi basta.
Chiudi l’anta… metti da parte i pezzi x i due cassetti da mettere sott…. … un momento… sotto dove?
Alzi gli occhi verso l’armadio… … indeciso se guardare o meno… …
Il buco x i cassetti sta in alto a sinistra…
Ok sinistra… ma in alto… …. Ma i cassetti non vanno in basso? E come vedo quello che c’è dentro?
Ed ecco che torna la reminiscenza di prima….
.....
Cara madonna…. Son sempre io…. Ma possibile che quei profilini abbian fatto più danni dell’uragano Katrina su sto armadio?????
Echecazzo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Smi
lunedì 1 febbraio 2010
Getting lost..
…looking outside my office window in a strange, lonely but peaceful evening, I find myself getting lost in plenty of strange thoughts. See my face reflected in the glass, I do try to focus but I really can’t. Too much red in this sunset maybe, or too many dark trees outside call my mind like a bird call does for robins.
Can’t even say what exactly I am thinking about… just… just letting my thoughts flow, go ahead and then come back grown up, like they’ve learned something new along their way.
Such a strange mind I have, unable to listen to itself and understand what’s going on inside it. I admit it’s not so bad not knowing where you are going, even if you’re sitting down on a chair inside a silent and sad office room made for 3 but filled by one at the moment.
Me, Myself... and a hundred of thoughts.
Hi guys, thanks for keeping me some company.
Smi
mercoledì 27 gennaio 2010
Rèves moi, s’il neigera ..
Faccio la strada quasi di corsa, con la borsa degli allenamenti sulle spalle, pensando come sempre a quanto pesa e cosa diavolo posso averci infilato dentro, forse mattoni. E’ tardi, come ogni mattina e se voglio timbrare senza ritardi devo sperare che non ci sia la vigilessa davanti alle scuole elementari a fare attraversare i bambini, quella è talmente rincoglionita che ti lascia ferma mezz’ora perché un bambino è appena uscito di casa 10 km più in là e ha deciso che lo vuole aspettare…Salgo in macchina, metto la borsa dietro e accendo l’aria calda al massimo mentre tolgo il ghiaccio dal vetro, pensando che sono una cretina e che devo decidermi a tirare fuori dall’armadio i guanti con le dita, perché questi senza non servono a molto il 27 Gennaio con -3 gradi fuori..
Finalmente risalgo, e mentre esco dal parcheggio e mi avvio verso la briantea smetto di ascoltare i miei pensieri e mi accorgo, dapprima vagamente, che c’è una canzone che conosco alla radio… conosco e mi piace, e pian piano scopro che la sto canticchiando… “Sognami se nevica,Sognami sono nuvola ,Sono vento e nostalgia, Sono dove vai….."
Senza nemmeno accorgermene non sto più guidando verso l’ufficio con l’ansia della ritardataria cronica e inguaribile, ma sto camminando nella neve..sono in mezzo a una città, chissà quale, chissà dove, e cammino sul porfido bagnato, sento il vento sulla faccia e i fiocchi che mi entrano in bocca mentre canto “Sognami se nevica , Sognami sono nuvola, Sono il tempo che consola , Sono dove vai…..”
Alzo la testa e guardo la neve che scende in ordine sparso come se gli angeli la setacciassero da sopra pensando di spargerla su una torta, eppure in un ordine così perfetto da sembrare che abbia una forma. Sento il freddo…ma non ne sono sicura, anzi sento caldo… alla mano sinistra… eppure non capisco ho i guanti senza dita… abbasso il viso e poso lo sguardo sulla mia mano sinistra… e noto che non sta penzolando ritmicamente mentre cammino, ma è in tasca, non nella mia, nella tasca di uno sconosciuto che cammina accanto a me. Chiudo gli occhi e mi lascio trasportare dalla camminata regolare di questo sconosciuto, dalla neve, e sento il calore della sua mano che stringe la mia in quella tasca.. che sensazione strana… il freddo, il bagnato e quella mano calda… mi sento scaldare il cuore pian piano come se da li partisse un fuoco che attraverso le vene mi scorre verso il cuore, e da li verso ogni parte del mio corpo. Ho voglia di guardarlo in faccia, eppure continuo a osservare quella giacca di pelle nera, quella tasca dove ci sono la mia mano e la sua, e sorrido mentre la neve si scioglie cadendomi addosso, scaldata anche lei al contatto col mio viso… Oddio forse sono diventata rossa, forse semplicemente sono io che non la sento, distratta dall’immagine che vedo come se stessi guardando un film, un dipinto, una foto in bianco e nero con un solo particolare a colori.
Ma ho voglia di guardarlo, e con uno sforzo immane alzo gli occhi, senza mettere a fuoco perché non so bene se voglio vedere chiaramente o se mi piace godermi la sensazione e basta… e poi metto a fuoco, lo guardo e sorrido, così spontaneamente e senza un motivo, ma sorrido, e lui mi sorride di rimando, con le labbra e con gli occhi, apre la bocca e mi dice “Rèves moi, s’il neigera , Je suis vent et nostalgie, Je suis où tu vas..” apro la bocca anch’io e sto per dire qualcosa quando sento un rumore in lontananza…non… non capisco cos’è…. Cosa… un clacson? Guardo bene e sono ferma a 2 metri dalle strisce delle scuole elementari, e nella macchina davanti a me un operaio in ritardo tira porconi alla vigilessa….. era…. era solo una canzone….
Eppure sembrava così vera ….
Smi
domenica 24 gennaio 2010
Born to smile
... e quando pensi di non essere più capace di sorridere ad un certo punto ti distrai, e quasi per caso vedi la tua immagine riflessa nell specchio, all'inizio non ci fai caso ma poi... poi ti accorgi che quell'immagine sta sorridendo. Ti giri e guardi alle tue spalle per vedere se nonostante quella sia la tua faccia, in realtà la bocca, quella che fino a poco tempo prima era una mezzaluna con gli spigoli verso il basso e che adesso invece è l'esatto opposto, sia quella di qualcun'altro.
Ma non c'è nessuno dietro e quella è proprio la tua immagine.
Stai sorridendo! lo stai facendo, ne sei ancora capace.
E questo pensiero ti fa sorridere, ancora di più, ancora più a lungo, e come la corrente che una volta acceso l'interruttore passa dal filo riempiendolo fino in fondo, così il tuo sorriso si riempie e si allunga... e non accenna a spegnersi, come se l'interruttore fosse scomparso e non si potesse più spegnere.
una bella sensazione, è... è come quando impari a camminare di nuovo dopo esserti rotto una caviglia. E' una cosa che sapevi fare anche prima, eppure sembra una cosa nuova.
E allora non riesci a smettere di pensare e vedere il tuo sorriso, di sentirlo ... senti i muscoli della faccia contratti e ti godi quella sensazione, te la godi fino in fondo.
E' bello sorridere, ma ricominciare a sorridere lo è ancora di più.
Smi
mercoledì 13 gennaio 2010
Se domani farà bel tempo – Luca bianchini
Scoperto per caso ascoltando Diego e la Pina a Pinocchio, passo in libreria a comprare “Se domani farà bel tempo” di questo sconosciuto Luca Bianchini che, a pelle, anzi a voce, mi ispira simpatia.
Dopo averlo lasciato un paio di settimane a prendere polvere, direi che è invecchiato al punto giusto ed è ora di gustarlo.
Lo apro e vengo catapultata nella Milano bene, io, paesana della periferia lacustre lecchese mi sento spettatrice di questo mondo milanese che a volte mi capita di incrociare nei locali di corso como, o giù di li. Come se dopo la coda e le moine al buttafuori fossi finalmente entrata anche io, vedo Leon seduto nel privè, coi suoi amichetti con il maglioncino legato in vita o al collo, come se fosse una sciarpa e le polo firmate, pieni di bottiglie ai tavoli e di ragazze “avere”. Lo vedo anche passare da via tocqueville nel macchinone con un ciuffo davanti agli occhi che non gli permette di vedere dove va, aiutato anche dalla quantità di alcool in corpo, e quasi investe la gente che cammina ai lati della strada. Alzo gli occhi e sono nel mio letto, sono quasi le 4 di mattina e sto leggendo quello che credevo di vedere in un sabato di ordinaria follia milanese.
Probabilmente se fossi nata a Napoli avrei fatto più fatica ad immaginarmelo. Ma anche no, perché credo che alla fine tutto il mondo è paese perché anche a St Moritz, Portofino e Ibiza il bel rampollo di famiglia si sente a casa, e si notano ben poche differenze.
Lui però è un viziato sensibile.. certo senza soldi questa vita non si può fare, ma questa è la vita che vuole? Cade dal cielo l'opportunità per capirlo, direttamente dalle mani del nonno, unica figura familiare degna di questo nome, ed eccolo catapultato nella campagna toscana, a vendemmiare.
Istintivamente me lo vedo in stile Celentano che canta nella tinozza a piedi nudi mentre schiaccia l’uva, poi mi riprendo e mi ricordo che Leon ha i piedini delicati, e non parla col popolo….
E invece mi stupisce.
Benvenuto nella vita reale Leon, davanti ai problemi quotidiani delle persone normali, alle ragazze “essere” che non ti cagano e agli stratagemmi per attirarle, perché una borsa di louis vuitton non funzionerebbe, e nemmeno un bel giro di locali o in macchina, qui ci sono scale, ciotoli,piazze e un bar.
Istintivamente faccio il tifo per lui, e devo dire che il ragazzo mi da delle soddisfazioni, cresce, impara, si innamora sul serio.
Per non svelare il finale dirò una cosa sola….rincorrilo Leon, quel raggio di sole…
Bello, veramente bello e scritto nel modo in cui piace a me leggere le cose, come se fossi al bar con un amico che me le racconta, come se io stessa le raccontassi a lui, come le scriverei io stessa in una lettera ad una amica.
E ora che ci fai leggere Luca? Noi aspettiamo impazienti…
Smi
Dopo averlo lasciato un paio di settimane a prendere polvere, direi che è invecchiato al punto giusto ed è ora di gustarlo.
Lo apro e vengo catapultata nella Milano bene, io, paesana della periferia lacustre lecchese mi sento spettatrice di questo mondo milanese che a volte mi capita di incrociare nei locali di corso como, o giù di li. Come se dopo la coda e le moine al buttafuori fossi finalmente entrata anche io, vedo Leon seduto nel privè, coi suoi amichetti con il maglioncino legato in vita o al collo, come se fosse una sciarpa e le polo firmate, pieni di bottiglie ai tavoli e di ragazze “avere”. Lo vedo anche passare da via tocqueville nel macchinone con un ciuffo davanti agli occhi che non gli permette di vedere dove va, aiutato anche dalla quantità di alcool in corpo, e quasi investe la gente che cammina ai lati della strada. Alzo gli occhi e sono nel mio letto, sono quasi le 4 di mattina e sto leggendo quello che credevo di vedere in un sabato di ordinaria follia milanese.
Probabilmente se fossi nata a Napoli avrei fatto più fatica ad immaginarmelo. Ma anche no, perché credo che alla fine tutto il mondo è paese perché anche a St Moritz, Portofino e Ibiza il bel rampollo di famiglia si sente a casa, e si notano ben poche differenze.
Lui però è un viziato sensibile.. certo senza soldi questa vita non si può fare, ma questa è la vita che vuole? Cade dal cielo l'opportunità per capirlo, direttamente dalle mani del nonno, unica figura familiare degna di questo nome, ed eccolo catapultato nella campagna toscana, a vendemmiare.
Istintivamente me lo vedo in stile Celentano che canta nella tinozza a piedi nudi mentre schiaccia l’uva, poi mi riprendo e mi ricordo che Leon ha i piedini delicati, e non parla col popolo….
E invece mi stupisce.
Benvenuto nella vita reale Leon, davanti ai problemi quotidiani delle persone normali, alle ragazze “essere” che non ti cagano e agli stratagemmi per attirarle, perché una borsa di louis vuitton non funzionerebbe, e nemmeno un bel giro di locali o in macchina, qui ci sono scale, ciotoli,piazze e un bar.
Istintivamente faccio il tifo per lui, e devo dire che il ragazzo mi da delle soddisfazioni, cresce, impara, si innamora sul serio.
Per non svelare il finale dirò una cosa sola….rincorrilo Leon, quel raggio di sole…
Bello, veramente bello e scritto nel modo in cui piace a me leggere le cose, come se fossi al bar con un amico che me le racconta, come se io stessa le raccontassi a lui, come le scriverei io stessa in una lettera ad una amica.
E ora che ci fai leggere Luca? Noi aspettiamo impazienti…
Smi
martedì 12 gennaio 2010
Ti prendo e ti porto via – Niccolò Ammaniti
Romanzo definito pulp, e che in effetti del pulp ha lo sviluppo di vicende dai contenuti forti e spesso violenti, ma più come risvolto casuale e conseguenza naturale delle situazioni che per tendenza al crimine e al macabro.Si tratta di due storie parallele che solo alla fine si incontrano e si incrociano, legando il destino dei due protagonisti : lo studente Pietro Moroni povero, perseguitato dai compagni e innamorato della bella e benestante compagna Gloria e Graziano Biglia playboy nullafacente e in fase discendente. I due orbitano intorno a Flora, l’insegnante, senza saperlo e senza immaginare che le colpe di Graziano finiranno casualmente per ricadere sulle debolezze e la rabbia adolescenziale di Pietro, studente “tradito” da un’insegnante innamorata e disperata per la perdita dell’amato che la porterà all’ apatia e al disinteresse totale per ciò che prima amava: i suoi studenti.
Non c’è un insegnamento, una morale o un fine nel racconto, è semplicemente un avvicendarsi di avvenimenti che segnano da una parte la crescita di un adolescente tra bocciatura, difficoltà familiari,scolastiche ed economiche, rapporti di amicizia e primi amori, piccoli crimini e voglia di andare via e il tramonto di Graziano, un “quasi vip” che non ha combinato niente nella vita e che invece auspica il ritorno a casa, il piccolo Ischiano Scalo per aprire una jeanseria con una moglie, che però si lascia trascinare dalla donna sbagliata abbandonando quella giusta e accorgendosi dell’errore troppo tardi.
Non c’è lieto fine ma non ti lascia nemmeno l’amaro in bocca, perché ognuno ha quel che si merita, tranne Flora forse, che in una tarda adolescenza scopre se stessa, il suo corpo e l’amore, ma che ne viene travolta senza essere capace di sopportare il peso delle situazioni da sola.
Le pagine scorrono sotto le dita e quando la storia arriva a un punto cruciale Ammaniti conclude sapientemente il capitolo per ricominciare con l’altra storia parallela, alternandole continuamente e tenendo viva la curiosità, e attento lo sguardo.
Una curiosità. Si dice che Vasco Rossi abbia tratto l’omonima canzone proprio da questo romanzo, io, non so perché, ma appena ho incontrato Graziano nelle prime pagine ho pensato a Vasco e me lo sono immaginata proprio come lui, col capello un po’ più lungo, chiaro e riccio, ma molto somigliante.
Smi
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